lunedì 29 agosto 2016

"Ti ammiro"...

Carissime, molte di voi lo sanno, vengo da un periodo difficile. L'ultimo anno e mezzo è stato un susseguirsi di eventi dolorosi che hanno messo a dura prova me e la mia famiglia. A giugno 2015 la morte di mio cognato (50 anni) per incidente, a dicembre quella del papà (55 anni) di mia cognata per una malattia rapidissima, e quella di un mio carissimo amico (44 anni) per infarto. E' morto anche il bimbo neonato di una coppia di conoscenti per una grave malformazione, ed un amico 60enne di mio marito. A marzo una mia amica di infanzia si è tolta la vita... Ora purtroppo la sorella (13 anni) di una compagna di classe di mio figlio è tra le vittime del terremoto che ha devastato il centro Italia, in particolare Amatrice.
In tutto questo, mio figlio e la sua ragazza pur essendo giovanissimi, aspettano una bimba che nascerà a breve, ed anche la situazione a casa cambierà visto che verranno per ora a stare da noi, lui deve finire la scuola. Questo cambiamento influisce sulle altre mie 2 figlie, che hanno dovuto cedere la stanza da letto ed arrangiarsi in salone. Ah, ovviamente i problemi cardiaci di mio figlio non sono finiti, quindi stiamo ancora facendo controlli e visite.
Perché vi racconto tutto questo? 
Perché parlando con alcune amiche, tutte mi hanno detto "ti ammiro" ed io, curiosa come sempre, ho voluto questo post per capire il senso di questa frase.
Io credo, come appunto dicevo ad una cara amica, che il dolore nella vita sia inevitabile. Per quanto anche come genitori vorremmo proteggere i figli, questo non è mai totalmente possibile, ci sono dolori che sono necessari e non schivabili, sia per loro che per noi. La differenza la fa il modo in cui il dolore si affronta. Cioè, se al dolore si aggiunge il male, si soccombe. Ma se si riesce a tenere distinte le due cose, e pur soffrendo non si aprono spiragli al male, il dolore diventa più gestibile. E' il male ad avvelenare il cuore, e può prendere forme diverse: può far allontanare dagli altri, rendere egoisti, invidiosi, ripiegati su se stessi e le proprie cose. E' subdolo il male, perché porta giudizio, distanza, arroganza. Da anni ho imparato a guardare più quello che faccio io che quello che non fanno gli altri, e se la mia coscienza non mi lascia dormire ne sono felice, perché mi fa vivere la gioia del dare.
Credo anche che ognuno sia, consapevolmente o meno, condizionato da qualcosa nella vita. C'è chi si fa dominare dalla paura (quante persone conosco che non prendono più la metro dopo i terribili attentati in Europa...e quante mamme che non mandano i figli in gita per paura dei pullman), chi dall'insicurezza (non posso farcela a fare questo, meglio che non provo...), chi dalla fatica (sono troppo stanco, la mia vita è piena, non posso pensare ad altro), chi dal cattivo pensiero sugli altri (non ci si può fidare di nessuno, sono tutti uguali, attento agli stranieri)... Io semplicemente ho scelto di farmi guidare dalle opere di misericordia, dalla positività, dal guardare gli altri con tenerezza, dall'accettare i miei e gli altrui limiti provando a superarli, ho scelto di amare la mia vita, la mia famiglia, e questo mondo così complesso. E' vero che a volte non è facile, ma ne vale la pena. Fosse solo per la serenità del mio cuore.
Vi abbraccio.
Giada

Ps: dedico questo post in particolare alle mie amiche Sarah de "L'universo femminile di Sarah" ed Antonietta di "Pan per Focaccia" che non fanno altro che coccolarmi! 

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